Di caffè se ne bevono tanti ogni giorno, il caffè è un rituale per la maggior parte di noi, un’occasione per fermarsi e dedicare un po’ di tempo a noi stessi, o alle persone che ci circondano.
Proprio sorseggiando una buona tazzina di caffè, capita spesso di soffermarsi a pensare da dove venga questa bevanda, quali siano le sue origini e quale il percorso che l’ha portata ad essere un “must” ormai irrinunciabile nella vita di tutti i giorni.
L’origine del caffè, tra Etiopia e Arabia
Ebbene, l’origine del caffè si perde nella notte dei tempi, ed è anche circondata da un alone di magia e leggenda.
Ma cerchiamo di ricostruire la sua nascita, almeno cercando di riunire le varie teorie e leggende che nel tempo si sono sviluppate attorno a questa seducente e a dir poco “eccitante” bevanda.
Eh sì, il nome stesso conferma questa caratteristica stimolante: “qahwa” in arabo significa proprio “eccitante”.
Secondo altri, invece, il nome potrebbe derivare direttamente dalla zona di origine del caffè, la regione di Kaffa, in Etiopia.
Sembra proprio che partendo da queste terre, tra il XIII e XIV secolo, gli Etiopi trasportarono il caffè nello Yemen, in occasione delle loro campagne militari. La pianta del caffè si diffuse poi lungo la costa orientale del Mar Rosso, complice anche il clima favorevole, risalendo a nord fino a La Mecca e a Medina, dove iniziarono a sorgere i primi locali di degustazione della bevanda.
Dal “Vino d’Arabia” alla “bevanda del Diavolo”
Successivamente, il caffè divenne uno dei prodotti maggiormente esportati dai mercanti de Il Cairo, in Egitto, che lo portarono fino in Europa e nel resto del mondo. In quel periodo, visto che la religione islamica proibisce il consumo di alcolici, la bevanda assunse l’appellativo di “Vino d’Arabia”.
Il caffè non fu accolto bene da tutti, però, specialmente dalla Chiesa, che nel XVI secolo lo etichettò addirittura come la “bevanda del diavolo”! Tanto che alcuni consiglieri di Papa Clemente VIII cercarono di convincerlo a vietare il caffè, considerandolo una bevanda sacrilega e eccitante.
Ma il Santo Padre non fu dello stesso avviso. Si narra infatti che assaggiandolo, riferì ai consiglieri: “Ebbene, questa bevanda di Satana è talmente deliziosa che sarebbe un peccato lasciare che ne facciano uso esclusivamente gli infedeli. Imbroglieremo Satana battezzandola».
Da quel momento (come narra la leggenda) il caffè acquisì grande popolarità.
La diffusione ebbe probabilmente il suo culmine nel ’700, quando i caffè divennero luoghi di ritrovo frequentati dai filosofi illuministi del tempo.
Fu infatti nel 1720, che nel nostro Paese, nella splendida Piazza San Marco di Venezia, aprì il noto Caffè Florian, che ancora oggi è considerato il “caffè più antico del mondo”.
Cuccumella e Moka, un must tutto italiano
Nel Bel Paese il caffè divenne così un vero e proprio simbolo nazionale, celebrato da tante canzoni napoletane. Proprio a Napoli, nel ‘700 si diffuse la cosiddetta “cuccumella”, una modalità di filtraggio che si distingueva da quella tipica turca, perché il caffè veniva filtrato facendo scendere l’acqua bollente dall’alto.
Per l’espresso, invece, dobbiamo attendere fino al 1902, quando l’Ingegner Luigi Bezzera mise a punto una macchina che sfruttava l’alta pressione per il filtraggio. Fino ad arrivare al 1933, quando l’imprenditore Alfonso Bialetti inventò quello divenne un vero cavallo di battaglia italiano: la moka, che utilizzava il principio dell’ebollizione dell’acqua dal basso.
Bene, a questo punto scommettiamo che ti è proprio venuta la voglia di una buona “tazzulella ‘e cafè”… se così fosse, puoi provare la nostra miscela Cuccumella, pregiata arabica con sentori di mandorle.
Se invece vuoi degustare il vero caffè alla moka, ti suggeriamo la pregiata miscela Soft Arabica.
Buon caffè a tutti da Bonito!
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